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Il distacco

L’ho sentito sollevarsi. Non l’Ariane, che vedevo piccolino a 7 chilometri e mezzo, ma il mio stomaco. Mentre i miei occhi vedevano questa lingua di fuoco salire e le mie orecchie udivano il ruggito dei motori graffiare l’aria, lo stomaco si faceva strada in me, passando per il diaframma, il torace e le vie respiratorie. Dopo circa 30 secondi e’ uscito, dagli occhi, liquido e salato. Per mezz’ora ha spinto per cercare di diluviare ma io l’ho controllato, senza proferire parola per non lasciarmi sorprendere e vergognarmi come un bambino.

Si’, ho pianto. Lo sapevo ma la reazione mi ha sorpreso comunque. E ancora una volta il mio pensiero era soprattutto in Italia: a Bologna, a Trieste, a Milano da dove al telefono ci dicono che ci sono 600 persone ad assistere alla diretta. Penso ai miei colleghi, amici, che stanno vedendo in tempo reale immagini con una qualita’ che noi qui neanche ci sognamo.

D’altra parte qui abbiamo l’informazione diretta, non mediata. I fotoni provenienti dal Sole che rimbalzano sull’Ariane e quelli che si sprigionano dalle fiamme dei motori che fanno a rincorrersi per entrare nelle mie pupille e solleticarmi la retina, che a sua volta chiama in causa il cervello il quale, chissa’ perche’, decide di disfarsi dello stomaco. E l’aria che oscilla, in una danza di compressione e rarefazione fino a bussare ai miei timpani che rispondono con armoniche disarmoniche, caotiche, graffianti.

Penso all’altro 50 percento di me stesso che non e’ qui, e senza il quale qualunque esperienza non e’ mai completa. Ma anche cosi’, questo lancio me lo ricordero’ per sempre.

Allego a questo post un minuto di filmato preso con la mia Casio. E’ brutto, si vede male e si sente peggio. Ma l’ho fatto io e con voi lo condivido.

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