| Planck, un satellite riciclone |
| 26 aprile 2010 | |
Spazzatura per la cosmologia, oro colato per l’astrofisica. È il destino dei dati di foreground del telescopio spaziale dell’ESA Planck. Disturbo da rimuovere per i cosmologi, interessati soprattutto al background (la radiazione di fondo dell’universo), i foreground—le sorgenti in primo piano, come galassie, stelle e mezzo interstellare—rappresentano invece per gli astrofisici una fonte impareggiabile d’informazioni. Informazioni come quelle fornite dalle nuove immagini raccolte da Planck di due regioni di formazione stellare relativamente vicine, Orione e Perseo, entrambe nella nostra galassia. «Per la prima volta», dice Gianfranco De Zotti, astronomo ordinario presso l’INAF-Osservatorio astronomico di Padova, «abbiamo una visione globale di tutta la complessità dei fenomeni che sono coinvolti nel processo di formazione di nuove stelle. Un processo ancora assai poco conosciuto, perché dipende da un insieme di fenomeni fisici estremamente difficili da individuare e da ricostruire in modo adeguato». DOVE NASCONO LE STELLE ![]() Orione vista da Planck ![]() Perseo vista da Planck PLANCK CAMPIONE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA Planck è stato progettato e lanciato per studiare il background, ovvero il fondo cosmico a microonde, la fotografia dei primi istanti dell’universo. Ma per ricostruire una fotografia accurata, tutto ciò che fondo non è—e che a esso si sovrappone: appunto, i foreground—dev’essere scrupolosamente sottratto. Attività, questa, che ha un nome ben preciso: component separation (separazione delle componenti). Una sorta di “raccolta differenziata” che a Planck riesce egregiamente, grazie alle nove frequenze del suo mosaico di ricevitori, divisi in due strumenti: LFI, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana e realizzato da un consorzio internazionale sotto la guida di Reno Mandolesi dell’INAF-IASF Bologna, per le frequenze da 30 a 70 GHz; HFI, a guida francese, per le frequenze dai 100 agli 857 GHz. E i ricercatori italiani sono in prima linea anche per quanto riguarda la separazione delle componenti, attività coordinata, per Planck, proprio da Gianfranco De Zotti: «I metodi sviluppati in Italia sono molto competitivi, certamente fra i migliori esistenti. E questo ci dà un po’ di vantaggio, permettendoci di estrarre i dati astrofisici in modo piuttosto efficiente».
RISORSE IN RETE:
|





