Lunghe notti da queste parti. Assistiamo in diretta dal MOC ai primi test sui radiometri, con tanti, tanti, ospiti. LIFE, software per l’analisi dello strumento, è funzionante, con i suoi piccoli, inevitabili, bug (prontamente risolti da Maurizio e Jack, cioè me).
Intanto gli E2E proseguono senza sosta, grazie ad un tuning di Oracle e ad alcune patch sul software IDIS (che gestisce database e pipeline). Anche in questo caso non mancano problemi, anche grossi in alcuni casi. Ma la collaborazione di Wolfgang e JKnoche da Garching e di Martin e Giovanna da ESTEC è ottimale.
Il lavoro non manca. Ma neppure il sorriso.
Intorno alle 17.30 il Cooler è passato in modalità run, ora è acceso e raffredda. Poco prima delle 18 anche la REBA è stata accesa. Primo passo di LFI nello spazio.
Al DPC la compagnia si allarga, adesso c’è anche Daniele (anche se per poco, la prossima settimana va al MOC).
Il resto del pomeriggio scorre via tranquillo, assistendo allo startup della REBA e poi della DAE. A metà della DTCP cena in serra. Per Daniele è stata interrotta più volte, ma niente di pericoloso da segnalare.
Serata trascorsa a fare il sanity check dei software (compresi i driver per la webcam di Michele, mentre Luca sta facendo un backup dell’intero hd dopo aver fallito il recupero di ieri). Trasferiamo i file della DTCP e ci prepariamo per la notte.
Conclusa con successo la prima DTCP live from MOC qui a Trieste.
In ottima compagnia (Michele,Maura,Luca) si è spesa la serata… beh, risolvendo un problema al pc di Luca, tanto al MOC va tutto bene. Il cooler è entrato in modalità Health Monitoring senza problemi.
Adesso diamo un’occhiata ai dati della DTCP appena scaricati qui e poi a nanna. Che ci aspettano notti ben più lunghe.
Sono da poco passate le 17 e 30. I dati mostrano che la temperatura della FPU non è scesa sotto i 100 K. E’ ancora sui 111K, bel numero.
Quindi niente sorcio, oggi. Si passa solo ad Health Monitoring, così domani accendiamo comunque LFI.
Nel frattempo il DPC si sta popolando e le giornate si spostano in avanti.
In questo anticipo d’estate, personalmente molto apprezzato, c’è silenzio al DPC. Un silenzio carico di attesa. Planck si sta raffreddando, velocemente. Presto entreremo in CPV. Presto il silenzio finirà.
Ecco. Finalmente è buio. Nella casa galleggiante hanno spento le luci ed io sguscio fuori dall’amaca per uscire a scrutare il cielo. Quasi subito mi raggiunge anche Marco, sapevo che non avrebbe resistito.
Il cielo è splendido: niente nuvole, niente luna; solo la cornice naturale della palude di Kaw e i suoi mille rumori, e l’aria umida che toglie un po’ di profondità alla volta stellata che, all’equatore, coglie un po’ di sorpresa. Un po’ la capisci e un po’ no.
Il grande carro è basso, verso nord, ed il suo lato inferiore ruota attorno alla polare, praticamente all’orizzonte dietro una nuvolaglia che la nasconde a tratti. Orione ha fatto capolino a ovest poco dopo in tramonto, poi è sparito. Dietro le mie spalle c’è un pezzo di via lattea, probabilmente il Sagittario, e stelle e costellazioni ignote a chi vive al di sopra della pancia del mondo.
E Planck? È facile saperlo. È mezzanotte e L2, la casa di Planck, è quasi sulla mia verticale, giusto una decina di gradi verso nord. Alzando gli occhi non si può non inquadrare il pezzo di cielo dove so che Planck e Herschel stanno camminando in fila indiana verso quel punto che sembra fatto apposta per mandarci i satelliti.
Lo so ma non ci credo ancora del tutto. Mi prende una certa vertigine a pensare che LFI, il nostro strumento con le sue antenne, le sue guide d’onda, i suoi amplificatori, che abbiamo visto prendere forma pezzo dopo pezzo, che ci ha fatto dannare con le sue bizze, che ci ha fatto esultare, ora è lassù a vedere un cielo al cospetto del quale quello di stasera è come un abbozzo di colore rispetto a un Van Gogh.
Però è lassù, e anche se non lo vedo so dove guardare per immaginarmelo. È lassù che dorme ancora, per poche settimane, prima che gli faremo suonare la sveglia. E a quel punto sarà bene che si svegli e si comporti come si deve.
Mi godo ancora un po’ le stelle, quelle al di sopra dell’orizzonte e quelle al di sotto, svolazzanti e lampeggianti sopra la palude, che mi ricordano un po’ le risaie vicino a casa mia quando ero piccolo, con la loro dotazione di lucciole, papaveri, fiordalisi e rane.
Poi stacco, col pensiero che dalla settimana prossima inizierà tutta un’altra musica; altro che rane e lucciole. È tempo di chiudere questo breve diario di lancio in cui mi sono permesso di indugiare in un po’ di intimismo e suggestione. Il prossimo diario è lì ancora da aprire, una fila di pagine bianche al termine delle quali ci attendono un paio di bottiglie di champagne da stappare a fine estate, quando LFI sarà diventato finalmente adulto, pronto a camminare da solo.
30000 euro al chilo. Questo e’ quanto costa, spacca e pesa, lanciare qualcosa con l’Ariane. E le trattative vanno al chilo, esattamente come in salumeria. Me lo immagino gia’ il commerciale dell’Ariane che riceve i clienti con la parannanza, la bilancia e la calcolatice meccanica a manovella che sputa lo scontrino.
Herschel, Planck, cinque tonnellate, un po’ di tara, lo sconticino (poco perche’ c’e’ crisi), TLIC TLAC ecco lo scontrino: 150 milioni di euro. A ben pensarci non e’ neppure tantissimo: un etto di prosciutto potrebbero mettero in orbita anche dei comuni mortali con un paio di stipendi.
Chiudo questa breve meditazione con un problemino: sia data una missione cosmologica Planck che mi costa 700 milioni di euro chiavi in mano da spendere in 17 anni a spese del contribuente europeo. Calcolare quanto costa ogni giorno al contribuente detta missione. Confrontare con altri capitoli di spesa (es: spese militari, sprechi mantenimento classe politica et al).
L’ho sentito sollevarsi. Non l’Ariane, che vedevo piccolino a 7 chilometri e mezzo, ma il mio stomaco. Mentre i miei occhi vedevano questa lingua di fuoco salire e le mie orecchie udivano il ruggito dei motori graffiare l’aria, lo stomaco si faceva strada in me, passando per il diaframma, il torace e le vie respiratorie. Dopo circa 30 secondi e’ uscito, dagli occhi, liquido e salato. Per mezz’ora ha spinto per cercare di diluviare ma io l’ho controllato, senza proferire parola per non lasciarmi sorprendere e vergognarmi come un bambino.
Si’, ho pianto. Lo sapevo ma la reazione mi ha sorpreso comunque. E ancora una volta il mio pensiero era soprattutto in Italia: a Bologna, a Trieste, a Milano da dove al telefono ci dicono che ci sono 600 persone ad assistere alla diretta. Penso ai miei colleghi, amici, che stanno vedendo in tempo reale immagini con una qualita’ che noi qui neanche ci sognamo.
D’altra parte qui abbiamo l’informazione diretta, non mediata. I fotoni provenienti dal Sole che rimbalzano sull’Ariane e quelli che si sprigionano dalle fiamme dei motori che fanno a rincorrersi per entrare nelle mie pupille e solleticarmi la retina, che a sua volta chiama in causa il cervello il quale, chissa’ perche’, decide di disfarsi dello stomaco. E l’aria che oscilla, in una danza di compressione e rarefazione fino a bussare ai miei timpani che rispondono con armoniche disarmoniche, caotiche, graffianti.
Penso all’altro 50 percento di me stesso che non e’ qui, e senza il quale qualunque esperienza non e’ mai completa. Ma anche cosi’, questo lancio me lo ricordero’ per sempre.
Allego a questo post un minuto di filmato preso con la mia Casio. E’ brutto, si vede male e si sente peggio. Ma l’ho fatto io e con voi lo condivido.
Ore 15.14. Dalla sala Ovale e dalla sala Pompeiana si leva un applauso. Bravi. Questa era facile. Mentre, con aria rilassata, ci fanno i complimenti, attendiamo in tensione. La conferenza stampa continua, mentre sullo sfondo le immagini mostrano il centro di controllo, fino al distaccamento di Planck. A quel punto insieme a Marco, responsabile del Livello 1 qui a Trieste, ed al gruppo della SISSA ci spostiamo verso il centro di controllo locale, nelle casette di Trieste. A fissare un computer dove nulla accade da quasi un’ora (perché stamattina eravamo connessi, ma poi, niente comunicazioni dal lancio). Ore 15.49. Io, personalmente, sono tesissimo. Un pacchetto. Poi un altro, ed un altro ancora. Planck ci parla.
Scrive un entusiasta Carlo Burigana: “Cari, mi ha appena telefonato Michele Maris per dirmi che da TS vedono i dati di housekeeping da Planck!”. E’ un buon inizio, no? A tra poco, mancano nemmeno due ore al lancio!