Quanti anni di contributi servono per andare in pensione in Italia

pensione soldiLa legge Fornero ha ormai alcuni anni e nel corso del tempo sono state fatte alcune piccole modifiche che però non ne stravolgono l’essenza. La possibilità di sfruttare alcune opzioni per il pensionamento anticipato rende complesso capire quanti anni di contributi per andare in pensione siano necessari oggi al lavoratore, autonomo o dipendente. La cosiddetta pensione di vecchiaia infatti non è più correlata esclusivamente agli anni di durata del pagamento dei contributi obbligatori o volontari, ma anche dall’anzianità anagrafica del lavoratore.

La pensione di vecchiaia

Per usufruire della pensione di vecchiaia un tempo era sufficiente aver compiuto i 65 anni di età. L’innalzarsi dell’aspettativa di vita ha però portato gli enti pensionistici ad innalzare questo tetto, in quanto sempre più persone, almeno in Italia, superano indenni gli 80 o addirittura i 90 anni di età. Questa è la motivazione principale per cui l’età pensionabile si sta spostando sempre più avanti, con scadenza biennale. Dal 2016 l’età per la pensione di vecchiaia è stata infatti innalzata a 66 anni e nel 2018 dovrebbe essere spostata di un ulteriore anno.

In realtà il Governo sta discutendo da mesi questa questione, perché seppur l’aspettativa di vita sia oggi molto elevata, non si ha un incremento di questo dato così regolare e progressivo con il passare degli anni. Inoltre la discussione si sta spostando sempre di più sulla qualità della vita del lavoratore ritirato dalla vita attiva: se l’età pensionabile viene spostata troppo avanti la probabilità di essere colpiti da gravi malattie diviene sempre più pesante. Un altro importante cambiamento al sistema pensionistico italiano riguarda le donne, la cui età pensionabile sta per essere totalmente assimilata a quella degli uomini. Un tempo la distinzione tra i sessi portava le donne a raggiungere l’età pensionabile a 60 anni. Nel 2018 l’età per raggiungere la pensione di anzianità sarà identica per i due sessi.

Gli anni di contributi

Quando si tratta di pensione di vecchiaia questo trattamento non viene garantito a tutti i lavoratori indistintamente, ma solo a coloro che hanno raggiunto almeno i 20 anni di contributi, pagati in un singolo arco temporale, o cumulati per diversi periodi nel corso della vita o anche per posizioni contributive di tipo vario. Nel caso in cui il lavoratore non abbia più di 5 anni di contributi effettivi versati all’ente pensionistico potrà richiedere la pensione di vecchiaia solo a 70 anni e 7 mesi di età.

La pensione anticipata

Possono accedere ad un canale preferenziale per ottenere la pensione i lavoratori che possono dimostrare almeno 42 anni e 10 mesi di contributi e le lavorartici con almeno 41 anni e 10 mesi di contributi. Questa misura è stata introdotta per favorire quelle persone che sono impiegate, in qualsiasi settore, da tempi molto elevati. Possono godere di questo trattamento anche coloro che svolgono lavori particolarmente usuranti o che appartengono ad alcune categorie professionali. Per tutti gli altri è possibile accedere al cosiddetto APE, anticipo pensionistico.

Stiamo parlando di un trattamento che si suddivide in due diverse tipologie: l’Ape social e l’Ape volontaria. Si tratta di ritirarsi dal lavoro al compimento dei 63 anni di età, con almeno 20 anni di contributi, richiedendo un prestito per gli assegni pensionistici pagati fino al raggiungimento della corretta età pensionabile. Nel caso dell’Ape social il prestito non deve essere restituito; tale trattamento riguarda i disoccupati, chi si occupa di un familiare disabile e chi svolge lavori usuranti. Nel caso dell’Ape volontaria invece il prestito dovrà essere restituito in 20 anni, a partire dal momento in cui si percepisce l’assegno di pensione di vecchiaia. La rata ammonta a circa il 4-5% dell’assegno pensionistico maturato.

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